L'IMPIANTO FUMARIO

 

La sicurezza di un sistema funzionale e la pericolosità di un sistema inefficiente

 

 

 
         
 

Oggi purtroppo,  assistiamo ancora ad incidenti spesso mortali causati da avvelenamento da monossido di carbonio infatti, la pericolosità degli impianti a gas nel settore domestico, non è che in minima parte dovuta alla infiammabilità del gas combustibile, quanto alla formazione di ossido di carbonio  (CO) e in particolare della sua accidentale fuga e ristagno nei locali abitati.  Il numero degli incidenti è sicuramente un parametro di riferimento basilare, ma non può essere considerato la “spia” del livello di sicurezza del settore, per lo meno non l’unica. Analizzando i dati, si evince con estrema chiarezza che l’andamento degli incidenti da gas, come si desume dal grafico sottostante, che considera una situazione decennale, è in sostanziale calo ed il merito è di tutti gli attori del settore che hanno attuato notevoli sforzi per accrescere i livelli di sicurezza, tenendo conto anche delle indicazioni desunte dalla statistica. (grafico fonte CIG)

L’ossido di carbonio è un gas assolutamente inodore ed è quindi estremamente inavvertibile e conseguentemente subdolo proprio quando è frammisto ad altri gas, come appunto quelli prodotti dalla combustione. Soggetti che hanno avuto perdita di coscienza prolungate dopo esposizioni all’ossido  di carbonio possono subire lesioni di carattere permanente: frequentemente si tratta di lesioni del sistema nervoso, che possono anche interessare l’apparato cardiovascolare o di altri organi. La più comune conseguenza dell’avvelenamento da ossido di carbonio è la sindrome basale gangliare per danno al tessuto encefalico da anossiemia (deficienza nell’organismo di ossigeno respiratorio).
 

 
 
 

Il diagramma di Hartridge evidenzia che una persona adulta sviene e rischia di entrare in coma nel caso in cui rimanga esposta per un’ora in un ambiente contenente ossido di carbonio in misura di 0.1%. Se l’esposizione nel medesimo ambiente perdurasse per un’altra ora, si arriverebbe certamente alla morte.
Una percentuale di ossido di carbonio dello 0.5% provoca la morte in 5¸6 minuti. La tossicità dell’ ossido di carbonio è dovuta al fatto che esso ha una forte capacità di combinarsi con l’emoglobina del sangue molto più alta rispetto a quella dell’ossigeno. La combinazione tra il CO e l’emoglobina dei

 
 


globuli rossi dà luogo alla carbossiemoglobina. Come noto, l’emoglobina è responsabile del trasporto dell’ossigeno nel sangue durante la respirazione: la combinazione della stessa con l’ossido di carbonio ne inibisce la funzione principale.Per avere un riferimento, il CO ha una capacità di combinarsi con l’emoglobina 230 volte superiore a quella dell’ossigeno.
Apparentemente addormentata in un tranquillo sonno, la persona intossicata presenta un bel colorito roseo e labbra con acceso colore rosso: nessun sintomo lascia dunque presagire il grave rischio che corre. Al contrario, per salvarla, occorrono interventi tempestivi: deve essere immediatamente trasportata all'esterno del locale provvedendo a chiamare gli opportuni soccorsi medici . E' bene però sottolineare che, in questo caso, anche il soccorritore deve immediatamente premunirsi dal rischio di intossicazione, aereando tempestivamente il locale infestato dal monossido, tamponando le vie respiratorie con un fazzoletto umido e respirando frequentemente aria fresca non contaminata.

La seguente tabella, illustra la sintomatologia umana in funzione della percentuale di CO presente nel sangue:

Percentuale di CO nel sangue

Sintomi

0-10%

Di solito non avvertiti, scambiati per un malessere generico

10-20%

Mal di testa, affanno, dolore al petto

20-30%

Emicrania pulsante, nausea, vomito, affaticamento, poca concentrazione

30-40%

Vertigini, affaticamento, processi mentali indeboliti

40-50%

Respiro rapido, battito cardiaco accelerato, vertigini, stato confusionale

50-60%

Insufficienza respiratoria, collasso, convulsioni e coma

60-70%

Insufficienza respiratoria, pressione del sangue bassa e coma

oltre 70%

Coma, rapidamente fatale

 

Da un punto di vista chimico, nella reazione di combustione, la formazione dell'ossido di carbonio avviene secondo il seguente criterio:


L’ossido di carbonio, trae origine da combustioni che avvengono in modo incompleto, ossia in difetto di ossigeno

esempio di reazione di combustione del gas metano completa teorica (stechiometrica)
CH4 + 2O2      è      CO2 + 2H2O + CALORE

esempio di reazione di combustione del gas metano incompleta con formazione di ossido di carbonio 
2CH4 + 3O2 è  2CO + 4H2O + CALORE

Le cause fondamentali riguardano principalmente due fattori:

apertura di ventilazione assente o sottodimensionata (il dimensionamento dell’apertura di ventilazione il cui scopo è   quello di consentire l’afflusso del corretto quantitativo d’aria comburente, deve essere correttamente eseguito).
ostruzione sul sistema di scarico dei prodotti della combustione.

La mancata espulsione dei prodotti della combustione, sia per ostruzione che per errato dimensionamento del sistema di scarico, può causare difficoltà nell’afflusso dell’aria comburente. In particolare, è di fondamentale importanza soffermarsi sul sistema di evacuazione dei prodotti della combustione, sottolineando che in qualsiasi condizione (tranne che per brevissimi periodi di transitorio) non dovrà manifestarsi alcun fenomeno di ritorno fumi in ambiente (rigurgito); perché ciò non avvenga, come già puntualizzato, le caratteristiche del sistema (aperture di ventilazione, apparecchio, camino o canna fumaria ) dovranno essere tali da consentire, nel caso di tiraggio naturale la formazione di una adeguata depressione all’interno del canale da fumo e del camino/canna fumaria, nel caso di tiraggio forzato una adeguata depressione nel camino/canna fumaria.
Risulta quindi sostanziale operare con estremo rigore in tutti gli interventi nell’impianto termico anche quelli che apparentemente possono apparire ordinari; indipendentemente dalla natura dell’intervento, il controllo dell’idoneità delle aperture di ventilazione e del sistema di scarico dei prodotti della combustione, deve essere sempre eseguito.
Si deve inoltre essere consapevoli della responsabilità che viene correlata all’Installatore Termoidraulico dalla legge 5/3/1990 n.46 e dal DPR 6/12/1991 n.447. Anche la semplice sostituzione di un apparecchio a gas con un altro di caratteristiche identiche, comporta l’assunzione di responsabilità civili e penali circa la regolarità del sistema di ventilazione e di scarico dei fumi.

 

COMUNICATO STAMPA DEL COMITATO ITALIANO GAS – CIG

INCIDENTI DA GAS COMBUSTIBILE DELL’ANNO 2005

Nel corso dell’anno 2005, gli incidenti da gas combustibile relativi al gas distribuito per canalizzazioni (prevalentemente gas naturale e residualmente GPL) e al gas di petrolio liquefatto (GPL) distribuito in bombole e piccoli serbatoi si sono pressoché mantenuti al livello dell’anno precedente

Gli utenti (clienti finali civili) del gas naturale sono stati nell’anno 18.500.000 e quelli del GPL 7.700.000.

In totale quindi 26.200.000 utenze domestiche risultano attualmente interessate all’utilizzo di gas combustibili, per riscaldamento, per produzione di acqua calda sanitaria e per cottura cibi.

I dati del 2005, nella distribuzione del gas canalizzato per usi civili, hanno fatto rilevare 202 incidenti, dei quali 20 mortali che hanno causato 28 decessi. Gli infortunati sono stati 397.

Per il GPL distribuito in bombole e piccoli serbatoi, sono stati rilevati 135 incidenti, dei quali 6 mortali che hanno causato 7 decessi. Gli infortunati sono stati 167.

Per il terzo anno, sono stati considerati separatamente gli atti volontari (utilizzo del gas a fini dannosi) distinti in atti dolosi e in suicidi/tentati suicidi.

Relativamente al gas distribuito per canalizzazioni sono stati riportati 2 incidenti dovuti ad atti dolosi, senza infortuni e decessi mentre per il GPL distribuito in bombole/piccoli serbatoi sono stati provocati 4 incidenti con 2 infortunati e nessun decesso e 18 incidenti causati da suicidi o tentati suicidi, con 17 infortunati e 4 deceduti, mentre per il GPL distribuito in bombole sono stati rilevati 3 incidenti con 3 infortunati e 1 deceduto.

INCIDENZA CLIMATICA

Il numero di incidenti e di decessi è stato come in passato maggiore nei mesi dell’anno più freddi. L’andamento climatico non particolarmente favorevole dell’ultimo arco dell’anno ha accentuato la problematica.

Riportiamo di seguito i dati riassuntivi che tengono conto di tale fattore.

GAS CANALIZZATO

Considerando il periodo più freddo dell’anno, nei primi tre mesi del 2005 si sono verificati 81 incidenti (il 40% degli incidenti dell’intero anno) di cui 10 mortali (il 50%), con 164 persone infortunate (il 41,3%) e 17 decedute (60,7%); negli ultimi due mesi si sono verificati 67 incidenti (il 33,1%), di cui 5 mortali (il 25%), 160 infortunati (il 40,3%) e 6 deceduti (il 21,4%).

Nei mesi da aprile a ottobre si sono verificati 54 incidenti (il 26,7% degli incidenti annuali), di cui 5 mortali (il 25%), con 73 persone infortunate (il 18,4%) e 5 persone decedute (il 17,8%).

GAS IN BOMBOLE/PICCOLI SERBATOI DI GPL

Considerando il periodo più freddo dell’anno, nei primi tre mesi del 2005 si sono verificati 48 incidenti (il 35,5% degli incidenti annuali) di cui 4 mortali (il 66,6%), con 58 persone infortunate (il 34,7%) e 4 deceduti (il 57,1%); mentre negli ultimi due mesi 26 incidenti (il 19,2 %), di cui 1 mortale (il 16,6%), 39 infortunati (il 23,3%) e 2 deceduti (il 28,5%).

Nei mesi da aprile a ottobre si sono verificati 61 incidenti (il 45,1% degli incidenti annuali) di cui 1 mortale (il 16.6%), con 70 persone infortunate (il 41,9%) e 1 persona deceduta (il 14,2%).

 

Nel complesso, la principale causa dei decessi è riferibile all’impianto di evacuazione dei prodotti della combustione non idoneo o mancante e/o insufficiente ricambio d’aria, che per il gas canalizzato ha causato il 46% degli incidenti.

La stessa causa relativamente al gas distribuito in bombole/piccoli serbatoi fissi ha inciso per il 57% sul numero totale degli incidenti con deceduti.

Sono stati valutati come elementi di "rischio potenziale" i seguenti:

1) EFFETTI DELLA CARENZA DI MANUTENZIONE E CONFUSIONE NEI CLIENTI FINALI CIVILI RELATIVAMENTE AGLI OBBLIGHI DI LEGGE.

Coesistono potenziandosi negativamente due fenomeni compresi nella causa di incidenti "carenza di manutenzione".

Il primo è il diffuso mancato rispetto delle prescrizioni vigenti in tema di manutenzione periodica degli apparecchi.

Il secondo è la bassa propensione a sostituire gli apparecchi obsoleti, per varie ragioni, una delle quale è probabilmente legata alla negativa congiuntura economica di molte famiglie o nuclei abitativi italiani.

Un ulteriore elemento da considerare nel contesto è che con l’entrata in vigore del DLgs 192/05, è aumentata tra i clienti finali, la confusione riguardo agli obblighi di manutenzione, loro comunicati in forma differente da varie parti e a volte erroneamente.

Si spera che con gli emananti decreti attuativi del MAP questa problematica venga presto superata.

Le differenti disposizioni di legge e normative, con particolare riferimento alle manutenzioni/verifiche/controlli degli impianti/apparecchi, spesso sfuggono alla comprensione dei clienti finali civili, che tendono a considerarle come burocratizzazione eccessiva e imposizione di balzelli e a non cogliere gli aspetti di sicurezza da cui invece esse prendono le mosse.

Quest’ultima considerazione è supportata anche dall’esperienza dello Sportello Cig (numero verde 800 93 92 74) al quale si rivolgono in numero sempre crescente i cittadini per avere informazioni, ragguagli e chiarimenti.

2) MUTAMENTI NEL CONTESTO SOCIALE NAZIONALE

Vengono confermati i fattori già individuati negli scorsi anni:

  1. 1) Il flusso migratorio di extracomunitari verso il nostro Paese, che determina problematiche di integrazione sociale con riflessi sugli aspetti di sicurezza.

  2. 2) L’aumento significativo dell’età media della popolazione che impone agli operatori un diverso atteggiamento nel "pensare" e "comunicare" la sicurezza.

 

PUNTI DI ATTENZIONE

La valutazione dei dati porta a concludere che per evitare gli incidenti da gas è necessario rispettare alcune semplici regole:

a)in primo luogo, come prevede la legge, è necessario provvedere alla verifica (manutenzione) della caldaia, con particolare attenzione alle condizioni dell'apparecchio, al corretto ed efficiente tiraggio del camino ed alle aperture di aerazione e ventilazione dei locali di installazione, che occorre mantenere libere e pulite.

b) occorre prestare altrettanta attenzione a tutti gli altri apparecchi e in particolare a quelli di riscaldamento non raccordati a condotto di evacuazione dei prodotti della combustione. E’ buona norma far eseguire anche su questi apparecchi e sull'efficienza dei loro sistemi di evacuazione le dovute verifiche, periodicamente.

 

c) non possono coesistere apparecchi alimentati a gas a camera aperta (Tipo B ) e camini a legna.

Nei casi in cui sia necessario far coesistere apparecchi alimentati a gas e camini a legna, è necessario fare installare apparecchi a gas con la camera di combustione stagna rispetto all'ambiente (Tipo C).

Nel caso in cui già coesistano apparecchi a gas di tipo B e camini alimentati a legna, è indispensabile fare eseguire periodicamente da personale competente ed abilitato, un controllo che accerti la corretta evacuazione dei prodotti della combustione della caldaia con il camino a legna in funzione. La forte aspirazione (tiraggio) della canna fumaria del camino a legna, infatti può impedire ai prodotti della combustione della caldaia di essere correttamente evacuati, creando così condizioni di reale pericolo per chi soggiorna nell’ambiente.

d) massima attenzione va posta all'aerazione dei locali per evitare possibili situazioni di rischio e per garantire idoneamente l’igienicità degli ambienti con permanenza di persone. Spesso i principali problemi relativi agli impianti domestici a gas sono legati all’inefficienza delle canne fumarie e/o a non idonee condizioni dei canali da fumo; tali sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione sono frequentemente causa di incidenti.

f) non bisogna sottovalutare sintomi, come cefalea o nausea, specie se ricorrenti o riferibili alla permanenza nell'abitazione. Talvolta, infatti questi malesseri possono dipendere dalla presenza di prodotti della combustione rifluiti all'interno degli ambienti.

g) per limitare i rischi di fuoriuscite di gas negli ambienti domestici, è fortemente consigliato fare installare piani di cottura dotati all'origine di dispositivo di sicurezza per la rilevazione di fiamma (termocoppia).

h) dove sono utilizzati tubi di gomma per il collegamento apparecchio-impianto, bisogna eseguire un controllo periodico sullo stato di conservazione del tubo di gomma; in ogni caso il tubo va sostituito entro la data di scadenza stampigliata sullo stesso.

Anche i tubi di collegamento apparecchio-impianto, flessibili, metallici, devono essere periodicamente controllati.

Il CIG, ritiene inoltre necessario:

Promuovere campagne di informazione per i cittadini per evidenziare con messaggi di immediato recepimento, anche multilingue, i rischi connessi ad una non corretta utilizzazione dei gas combustibili e gli adempimenti in materia previsti dalla legislazione vigente;

Continuare a sensibilizzare le Autorità competenti sul fatto che un migliore turn-over degli apparecchi vetusti ed il mantenimento degli impianti alimentati a gas in condizione di efficienza, porterebbe ad una sicura riduzione degli incidenti.

Continuare l’opera di sensibilizzazione nei confronti di tutti i soggetti interessati circa le problematiche relative alle canne fumarie. Non va dimenticato nel contesto che spesso alcune problematiche di specie insorgono già al momento della progettazione e/o costruzione delle stesse.

Il CIG si propone di mandare ad effetto a breve un’iniziativa nazionale per estendere l’obbligatorietà dei dispositivi di sicurezza per la sorveglianza di fiamma ai piani di cottura.

Infine, ricordiamo che sono state pubblicate le linee guida sugli incidenti da gas di cui alle pertinenti deliberazioni dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG) che differenziate nello scopo e campo di applicazione per tipologia d’impianto (del distributore e del cliente finale), costituiscono un prezioso riferimento tecnico sia per le aziende di distribuzione (comprese nello schema regolatorio dell’AEEG), sia per tutti gli interessati.

 

 

 
 
 

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